Il primo manifesto pittorico della Sagra dei Osei, quello del 3 settembre 1950, è rimasto nella memoria di tanti sacilesi: su un fondo nero spiccano i grandi occhi gialli di una civetta. L’opera è firmata «coso», lo pseudonimo usato a inizio carriera dal pordenonese Giovanni Doretto.
La passione per la storia della sagra e per il suo patrimonio artistico mi ha portato a interrogarmi sui manifesti e sui loro autori. Su Doretto le informazioni erano poche e venivano soprattutto dai ricordi di chi lo aveva conosciuto. Per saperne di più ho incontrato e intervistato la figlia maggiore, Daniela Doretto, che mi ha raccontato chi era suo padre.
L’artista
Giovanni Doretto (1920–1998) è nato e vissuto a Pordenone. Era un uomo schivo, che non amava mostrarsi e preferiva parlare attraverso i suoi lavori. In corso Vittorio Emanuele II gestiva un negozio di tessuti d’alta moda: esponeva i suoi quadri in vetrina accanto alle stoffe e dipingeva nel retrobottega.
Negli anni Cinquanta lavorò come vetrinista per Coin a Venezia, vinse premi nazionali e internazionali di vetrinismo e finì anche sulle pagine del Time. Rinunciò però a quella carriera per restare a Pordenone, portare avanti con la moglie l’attività del negozio e coltivare la sua passione per la pittura.
La guerra e la prigionia
Da giovane fu soldato nell’Aviazione e passò cinque anni in guerra. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu catturato dall’esercito tedesco e deportato nei campi di concentramento, prima a Brema e poi a Strasburgo. Alla fine della guerra fu liberato dai francesi e trasferito a Parigi, da dove tornò a casa a piedi e con passaggi di fortuna, impiegando due mesi.
A salvarlo fu anche la sua arte. Destinato a una fabbrica di munizioni, dove avrebbe rischiato di morire sotto i bombardamenti o per le esalazioni tossiche, fu invece impiegato come Maler, il pittore che dipingeva i numeri sulle baracche del campo. La guerra e la prigionia lo segnarono, ma la sua gioia più grande fu non aver mai dovuto uccidere nessuno.
Il nero del manifesto
Nel 1950 Doretto fu scelto per dipingere il primo manifesto pittorico della sagra. Mi piace leggere in quel nero, scelto tra tutti i colori della natura, la memoria oscura della sua prigionia: il ricordo di una follia che abbiamo il dovere di non dimenticare, insieme al modo in cui siamo riusciti a sconfiggerla.
Rassegna stampa
«Sagra dei Osei, il manifesto storico di Doretto nato nei campi di sterminio» – Il Gazzettino di Pordenone, 27 gennaio 2020, articolo di Michelangelo Scarabellotto (PDF)
